Il ruolo paterno. Riflessioni sull’importanza del papà.

Un articolo del 2013, scritto da Mariangela Corrias e ancora attuale, sul ruolo paterno. Ancor più in un contesto di affido o adozione. Perché “essere padri” non è solamente “generare” un figlio, ma amarlo educandolo alla Vita.

Fonte: http://www.italiaadozioni.it/?p=6909

“Ciò che fa di te un uomo non è generare un figlio, ma saperlo crescere”, così Barack Obama nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione.
Questa considerazione ben si presta a descrivere l’importanza della figura paterna, non solo nella famiglia adottiva, ma in generale nella società. “Famiglie più forti creano comunità più forti” ed è questa la valenza importante, che la società riconosce alla maturazione di un uomo nel suo divenire adulto. Così il ruolo di padre viene oggi riscoperto come elemento determinante e la sua eventuale assenza è considerata per la società come destabilizzante e pericolosa. In questo articolo, sull’importanza della funzione paterna, la psicologa Mariangela Corrias ne delinea i punti fondamentali.

Nell’antichità e fino alla metà del ventesimo secolo, il ruolo del padre era essenzialmente normativo, un esercizio indiscusso di autorità, mediato dalla figura materna, che faceva da tramite. La presenza del padre nella vita dei figli, almeno fino a quando questi non diventavano adulti e si inserivano nella società, era marginale e la sua effettiva presenza nella loro vita era scarsa. Con il passare del tempo e in corrispondenza con l’evoluzione della figura della donna nella società, l’importanza della figura paterna è stata ampiamente compresa e riconosciuta. Oggi si vedono padri che cambiano i pannolini ai figli o portano a spasso il piccolo nel passeggino, cosa fino a qualche decennio fa totalmente improbabile. Ancora oggi, tuttavia, la madre riveste un ruolo predominante nella relazione con i figli, e il padre troppo spesso rimane una figura ancora scarsamente partecipe e poco presente.

Il ruolo del padre all’interno della famiglia. La famiglia è composta da madre, padre e figlio (o figli). Il rapporto triadico che si forma al suo interno è fondamentale per mantenere l’equilibrio e assicurare lo sviluppo sereno dei bambini. Il padre e la madre, con il loro modo differente di percepire, interpretare e affrontare la realtà, assicurano equilibrio e stabilità al bambino e si compensano a vicenda.

All’interno della famiglia si possono riconoscere due modalità distinte di svolgere il ruolo educativo, il codice educativo materno e il codice paterno. Anche se questi sono normalmente rintracciabili nella figura della madre e del padre, non è detto che in tutte le famiglie sia così. E’ importante tuttavia che, per il bene dei figli e per il loro equilibrio, siano presenti entrambi. Il codice materno è fondamentalmente affettivo, protegge e aiuta il bambino ad acquisire quella sicurezza di base che gli permette di affrontare la vita con equilibrio. Il codice paterno definisce limiti e regole ed è altrettanto importante per la futura sicurezza del figlio, gli fornisce strumenti per confrontarsi efficacemente con la realtà e interagire con essa, gli dona maggiore sicurezza e gli permette di acquisire la capacità di contenere le emozioni, di costruire un’identità stabile, responsabile e autonoma.

Il papà nell’adozione e il suo coinvolgimento. Il padre adottivo vive fin dall’inizio, insieme alla compagna, la scoperta della sterilità e, pur se in forma differente, tutte le emozioni ad essa connesse. Si trova coinvolto in prima persona nella scelta di adottare, nel percorso di formazione, nell’incontro con il figlio e spesso occupa un ruolo fondamentale nella relazione con lui. Il papà adottivo è estremamente coinvolto e partecipe della vita del figlio: gioca con lui, va agli incontri con le maestre, lo aiuta nei compiti, lo porta al parco a giocare o a far la passeggiata con la bicicletta, è coinvolto nella definizione delle regole e nell’accudimento, è un papà che si diverte a stare con lui, lo ascolta e dialoga. Questo atteggiamento viene ricambiato dal figlio con il quale spesso il papà riesce a instaurare una relazione profonda, fatta di dialogo e di complicità.

Accettazione e rifiuto da parte del figlio: i primi tempi in famiglia. Talvolta la figura paterna è la prima a essere riconosciuta e accettata dal bambino adottivo. In questo caso i primi tempi possono essere difficili per le mamme, proprio per la tendenza dei bambini ad avvicinarsi solo ed esclusivamente al padre. Il gioco rappresenta il canale privilegiato attraverso il quale è possibile avvicinare il bambino e iniziare ad avere con lui una relazione intima. Attraverso il gioco il bambino si rassicura, inizia a comunicare e a fidarsi dell’altro. Capita frequentemente che sia il padre a saper gestire il linguaggio ludico e a giocare con il proprio figlio; è facile così incontrare papà che riescono a ritornare bambini e giocare con le biglie, con le macchinine, con la palla o con i pupazzetti. Capita così che sia lui che vuole prendere per mano il figlio quando attraversa la strada o che lo vuole imboccare, o aiutare a cambiarsi. Per la mamma sono momenti di difficoltà e di crisi: si può sentire incapace, inadatta e rifiutata. E’ fondamentale in questo caso la figura del marito: essa diventa il punto di riferimento e il compagno di giochi per il figlio, ma accoglie anche i momenti di crisi della mamma, la sostiene e l’aiuta a riacquistare sicurezza in sé stessa. Naturalmente la situazione si può invertire: capita infatti che sia la figura maschile a essere rifiutata e allontanata. Talvolta il figlio o la figlia ha paura del padre, lo allontana per poi riscoprirlo col tempo. Allora i ruoli si capovolgono: è la madre che introduce la figura paterna nel mondo interno del figlio, facendo da tramite fra l’uno e l’altro.

Il padre nella triade familiare. Il padre è colui dal quale ti senti protetto e che ti accompagna nella vita reale, e per questo spesso il bambino si sente rassicurato dalla sua presenza, lo cerca e lo vuole accanto a sé ogni volta che può. E il papà adottivo si appassiona alla vita del figlio, si interessa, si occupa di lui, è una figura costante, presente e attiva. L’importanza della figura del padre nell’adozione è confermata anche dalle osservazioni degli adolescenti adottati, che riferiscono di sentirsi compresi e accettati dal padre, e di avere con lui un rapporto di fiducia e di stima, cosa tutt’altro che frequente nel caso di famiglie biologiche, dove il rapporto in questa fase è molto più conflittuale.

L’importanza del padre all’interno della famiglia, tuttavia, non si risolve nella relazione con figlio. Già nella prima infanzia infatti, la qualità della relazione di coppia sembra influire in modo determinante nelle competenze genitoriali della madre. Nella prima infanzia infatti la presenza, il supporto emotivo del marito nei confronti della moglie, la sua rassicurazione, influenza in modo positivo la capacità della madre di svolgere il suo ruolo educativo e affettivo nei confronti del figlio. Questo vale naturalmente anche nelle prime fasi di vita della famiglia adottiva, indipendentemente dall’età del bambino. Questa è una fase di grande emozioni e di vissuti intensi che spesso mettono a dura prova l’equilibrio e la serenità di chi si trova coinvolto, e il sostegno del marito si rivela spesso fondamentale per la madre, che talvolta è coinvolta in prima linea nella costituzione e formazione della relazione con il piccolo. Altrettanto fondamentale è il ruolo del padre durante l’adolescenza, fase nella quale il ragazzo inizia ad allontanarsi dalla famiglia, e in particolare dalla madre, spesso attraverso momenti turbolenti e burrascosi. In questo caso il padre ha un duplice ruolo: mentre deve sostenere la madre a tollerare l’allontanamento del figlio, deve sostenere e accompagnare il figlio nel suo percorso verso l’autonomia.

La figura del papà è fondamentale per qualunque bambino, e il figlio adottivo non fa eccezione: è attraverso la figura del padre e la relazione con lui che imparerà a conoscere quella parte di umanità che forse, prima di arrivare in famiglia, non aveva mai conosciuto. Sarà lui ad aiutarlo, o ad aiutarla, insieme alla mamma, ad affrontare la vita che lo aspetta, ed è fondamentale che egli sia consapevole dell’importanza che la sua funzione riveste all’interno della famiglia, per poter svolgere fino in fondo il suo ruolo.”